Notizia scritta il 05/01/11 alle 11:37. Ultimo aggiornamento: 07/01/11 alle: 13:08

VERSO IL REFERENDUM IN SUDAN: IL SUD SI SEPARA DAL NORD ?

Nascera’ con molta probabilita’ il 9 gennaio il 54° Stato africano, destinato a divenire il 193° paese a sedere nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Domenica prossima infatti oltre tre milioni e mezzo di sud-sudanesi andranno alle urne per votare sull’autodeterminazione delle regioni meridionali. Il referendum è il punto principale dell’Accordo globale di pace firmato nel gennaio 2005 dal governo di Khartoum e dall’Esercito/Movimento popolare del Sud Sudan (Spla/m), accordo che , solo nelle intenzioni e solo sulla carta,  pose fine a una lunga guerra civile durata di fatto 40 anni e che solamente negli ultimi 22 anni hanno causato più di due milioni di morti e due milioni e mezzo di profughi.

Quali sono le cose importanti da sapere e sottolineare quando si parla di Sudan?

Ne parliamo con Giovanni Sartor referente della Campagna Italiana per il Sudan

Sartor-uno

L’accordo, noto con il nome di Comprehensive Peace Agreement (CPA), prevedeva la formazione di un governo di unità nazionale a Khartoum e di un governo autonomo nel Sud, oltre alla condivisione delle rendite petrolifere del paese. Al termine di un periodo di sei anni, il Sud avrebbe potuto scegliere se rimanere parte del Sudan o diventare uno Stato indipendente, attraverso un referendum fissato , per l’appunto, per il 9 gennaio 2011.

Giovanni Sartor ci ricorda le tappe che hanno portato all’indizione del referendum

Sartor-due

Restano quindi irrisolte molte questioni a partire dalla sorte di Abey, un’area di confine ricca di petrolio, acqua e terreni fertili che entrambi i contendenti rivendicano e che ora gode di uno status speciale. Qui si sarebbe dovuto svolgere un referendum per l’autodeterminazione per decidere se andare con il sud o restare con il nord. La questione dei confini non è stata risolta e la commissione elettorale non è stata formata. Si è deciso di rimandare ma non si sa ancora per quanto tempo. Resta aperta anche la questione delle popolazioni delle regioni del Sud Kordofan e del Blue Nile dove l’8 luglio terminerà un periodo istituzionale di “transizione”.

Quale la posta in gioco ? quali le possibili conseguenze?

Sartor-tre

Inoltre anche la situazione in Darfur non è ancora ben definita. I ribelli di questa regione occidentale, emarginati politicamente ed economicamente come i loro connazionali del Sud, si ispirarono alla lotta condotta negli anni passati da questi ultimi. Il Sudan People’s Liberation Movement (SPLM), il movimento che aveva combattuto la guerra civile del Sud contro il governo di Khartoum, appoggiò politicamente e militarmente i ribelli in Darfur. Stime ONU ritengono che tra le 200.000 e le 400.000 persone siano morte nel conflitto in Darfur, mentre i profughi sarebbero circa 3 milioni.

Nel giugno 2008, un altro elemento è venuto ad aggiungersi al già intricatissimo panorama della crisi sudanese: la Corte Penale Internazionale (CPI) ha accusato Bashir di crimini di guerra e crimini contro l’umanità ai danni delle tribù non arabe in Darfur. Il 4 marzo 2009 la CPI ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti di Bashir, che risulta così il primo capo di stato incriminato dalla Corte essendo ancora nel pieno esercizio delle proprie funzioni.

Come si è schierata la comunita’ internazionale ? Europa e Stati Uniti a favore della separazione ?  paesi arabi contrari? la Cina che ha tantissimi interessi commerciali nel paese che ruolo sta’ giocando?

Sartor-quattro

notizia Ansa di oggi

(ANSA) – KHARTOUM, 5 DIC – Le votazioni per il referendum sull’autodeterminazione del Sud-Sudan si svolgeranno dal 9 al 15 gennaio prossimi e l’annuncio dei risultati dovrà essere fatto al massimo entro 30 giorni. Lo ha stabilito la Commissione per il Referendum sul Sud Sudan (Ssrc), che ha diffuso i termini del regolamento sulle operazioni di voto. Secondo queste norme, gli impiegati dell’Ssrc presenti in ogni seggio conteranno i voti ed il presidente del seggio li renderà noti in loco, per poi trasmetterli ad una “alta commissione” di stato. A sua volta la commissione trasmetterà i dati ricevuti dai vari seggi all’Ufficio per il Referendum sul Sud Sudan (Ssrb), di base a Juba, che li comunicherà all’Ssrc. La Commissione raccoglierà quindi tutti i risultati dei seggi del sud, del nord e degli otto paesi esteri in cui vivono e votano sudanesi, e dovrà renderli pubblici entro 30 giorni dalla conclusione delle votazioni. Ricorsi e opposizioni potranno essere presentati entro tre giorni da quella pubblicazione, secondo quanto previsto dal Referendum Act. Il referendum è previsto dall’Accordo globale di pace (Cpa), che nell’aprile 2005 mise fine alla guerra civile che aveva contrapposto il Sud al Nord del Sudan dal 1956, con un’interruzione tra il 1979 ed il 1982. (ANSA).

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