Notizia scritta il 02/03/11 alle 13:13. Ultimo aggiornamento: 03/03/11 alle: 13:22

LIBIA: MENTRE CONTINUANO I COMBATTIMENTI A LIVELLO MONDIALE AUMENTANO I PREZZI DI PETROLIO E GENERI ALIMENTARI

Si continua a combattere in . Le notizie arrivano dalle emittenti panarabe Al Jazera e Al Arabya. Secondo quest’ultima aerei militari libici hanno bombardato la città orientale di Ajdabiyah dove i ribelli controllano una base militare ed un deposito di armi. Durante questi attacchi gli insorti avrebbero anche abbattuto un aereo governativo. Nella stessa zona, secondo le informazioni in possesso di Al jazera, dopo aspri combattimenti in un primo momento le forze fedeli a Gheddafi avevano ripreso il controllo della città orientale di Brega, dove si trova il terminal petrolifero per l’export del greggio. Notizie queste che vengono smentite dal governo di Tripoli, e gli stessi ribelli hanno fatto sapere di avere ripreso il controllo totale della città. Al Jazira riferisce anche di scontri armati nel nord ovest intorno alla capitale, dove le forze militari ancora fedeli a Gheddafi avrebbero ripreso il controllo di Gharyan e Sabratha.

Forti esplosioni, almeno tre, si sono udite questa mattina nel centro di Tripoli. Fonti ufficiali libiche parlano di episodi accidentali, e non collegabili alla rivolta in corso nel paese nordafricano, ma non è impossibile che si tratti di attacchi degli insorti. Una delle tre esplosioni ha colpito infatti un deposito governativo di carburante nel quartiere di Haidi Shek, non lontano dall’albergo che ospita i giornalisti stranieri. Non viene specificato al momento dove abbiano avuto luogo le altre esplosioni. In un primo momento si pensava anche a interventi militari aerei paventati dalla comunità internazionale.

Una misura questa che sembrerebbe trovare anche il parere favorevole degli insorti. Secondo quanto riporta in New york times sul suo sito, il consiglio dei ribelli di Bengasi, frustrati dalla permanenza al potere del Colonnello Muammar Gheddafi, sta discutendo seriamente se chiedere il bombardamento da parte delle forze armate occidentali per distruggere l’armamento del regime. I ribelli sarebbero però contrari ad un intervento militare di terra. Ancora sul fronte internazionale da segnalare l’espulsione della Libia dal consiglio sui diritti umani. Una decisione presa dall’organizzazione delle nazioni unite.

Il governo italiano prosegue nel frattempo la sua opera di allarmismo mediatico. Parlando in audizione alle Commissioni congiunte Affari costituzionali ed Esteri di Camera e Senato, il ministro dell’interno Maroni ha parlato di un milione e mezzo di profughi libici, definiti aprioristicamente clandestini dal ministro leghista, che si stanno riversando verso est e ovest, ai confini di Tunisia ed Egitto, ma che da qui potrebbero puntare alle coste italiane. Per scongiurare questo approdo il governo ha deciso di attuare una missione umanitaria in tunisia. Al di là dell’aspetto umanitario l’intenzione del governo sembra essere orientata all’impedimento in tutti i modi che i migranti raggiungano la fortezza europa passando dalle coste italiane.

Prospettive differenti arrivano dall’Unhcr, l’agenzia dell’onu per i rifugiati. Sybella Wilkes, portavoce dell’agenzia, ha fatto un appello affinchè vengano noleggiati centinaia di aerei per evacuare la folla chilometrica in coda alla frontiera con la Tunisia.

Ascolta la trasmissione con Pietro Maestri della Sinistra Critica analista di questioni internazionali e Andrea Fumagalli economista e nostro collaboratore

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