Notizia scritta il 30/03/11 alle 18:20. Ultimo aggiornamento: 30/03/11 alle: 18:20

SIRIA: ASSAD AL CONTRATTACCO

La Siria è vittima di “una grande cospirazione che viene dall’esterno e dall’interno” del Paese, stimolata dalle bugie dei media internazionali, in particolare delle “tv panarabe che, insieme ai messaggi via sms, da settimane fomentano la sedizione”: è questa la spiegazione delle rivolte in corso che il presidente siriano Assad ha dato oggi, nel suo attesissimo discorso in Parlamento, il giorno dopo le dimissioni dell’intero governo.

Assad ha provato anche a mandare messaggi distensivi, soprattutto verso i contestatori di Daraa, la città meridionale dove più forti sono state le proteste dei giorni scorsi, così come la repressione governativa, che ha provocato decine di morti e centinaia di feriti. “I cittadini di Daraa -ha detto Assad- non sono responsabili per quanto è successo e io avevo dato ordini precisi di non colpirli. È dovere dello Stato dare ascolto alle proteste della gente, ma non possiamo sostenere il caos”.

“A chi ci chiede riforme diciamo di sì -ha proseguito il presidente-. Abbiamo ritardato, ma iniziamo a partire da oggi: è allo studio un piano anti-corruzione, abbiamo aumentato gli stipendi dei dipendenti pubblici e la prossima settimana proseguirà la discussione sulla riforma della legge sui partiti e sulla legge d’emergenza”. In chiusura però, Assad è tornato ad usare toni duri: “non accettiamo interferenze esterne sulle nostre terre -ha detto-. Se dobbiamo combattere, siamo pronti. Chi vuole la guerra dalla Siria, l’avrà”.

 

Ma le rivolte in Siria nel frattempo continuano. Un numero imprecisato di persone sarebbe rimasto ferito oggi a Latakia, porto a nord-ovest di Damasco, durante scontri non meglio definiti avvenuti circa due ore dopo la conclusione del discorso di Assad. Testimoni locali hanno confermato che le forze di sicurezza siriane hanno aperto il fuoco contro un gruppo di manifestanti scesi in strada per protestare contro il presidente. Nuove manifestazioni anche a Daraa, dove la polizia sarebbe tornata oggi a sparare sulla folla. Ai nostri microfoni Carlo Miele, di “un ponte per…”


 

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