Notizia scritta il 27/04/11 alle 11:42. Ultimo aggiornamento: 27/04/11 alle: 12:32

STRAGE RAPIDO 904: CUSTODIA CAUTELARE PER RIINA. MA NON FU SOLO MAFIA.

Un’ordinanza di custodia cautelare é stata emessa nei confronti del boss di Cosa Nostra, Totò Riina, nell’ambito dell’inchiesta, coordinata dalla Dda di Napoli, sulla strage del rapido 904, che causò 15 morti del 1984. Riina è indicato come mandante della strage. Nell’attentato sarebbe stato usato lo stesso tipo di esplosivo usato nell’agguato di Via d’Amelio a Palermo in cui venne ucciso il giudice Borsellino con 5 agenti della scorta.  Per la strage che colpì in una galleria dell’Appenino un treno pendolare in viaggio da Napoli a Milano già scontano l’ergastolo Pippo Calò e Giuseppe Cercola. Secondo l’allora pm Pierluigi Vigna, che nel 1986 accusò i due mafiosi della strage, “lo scopo pratico era quello di distogliere l’attenzione degli apparati istituzionali dalla lotta alle centrali emergenti della criminalità organizzata che in quel tempo subiva l’offensiva di polizia e magistratura per rilanciare l’immagine del terrorismo come l’unico, reale nemico contro il quale occorreva accentrare ogni impegno di lotta dello Stato”.

Nei primi processi di quest’ennesima vicenda furono però portati alla sbarra e condannati non solo i mafiosi ma anche di importanti esponenti dell’estrema destra, come Giuseppe Misso, boss camorrista del rione Sanità e storico grande elettore neofascista e il deputato missino Massimo Abbatangelo, condannato a sei anni per avere consegnato materialmente l’esplosivo nelle mani di Misso.

Per l’associazione dei familiari delle 15 vittime, i mafiosi sono certamente coinvolti nella strage, ma non da soli: “Il lavoro della Commissione Parlamentare ha puntato il dito sulla distrazione e assenza dei servizi Sismi e Sisde che avrebbero dovute cogliere e segnalare ogni attività di tipo terroristico; ha illuminato il contrasto e le sue ragioni tra giudicati di diverso grado operato dalla Cassazione, ha evidenziato la possibilità e l’attualità della reiterazione di atti criminali alla scopo di turbare e condizionare lo svolgimento della vita democratica del Paese, mettendo in luce come nel caso dei più recenti attentati del 1993, vi sia stata un’opera sistematica di disinformazione della “falange armata” che si è avvalsa di un supporto informativo e logistico non disponibile sul semplice mercato criminale. Il servizio con Antonio Celardo, presidente dell’associazione vittime della strage del rapido 904.

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