Notizia scritta il 29/11/11 alle 12:45. Ultimo aggiornamento: 30/11/11 alle: 11:29

GOVERNO MONTI: NOMINE NUOVE, RICETTE VECCHIE.

Nelle ore in cui l’Ocse certifica il ritorno dell’Italia in recessione, a partire dal 2012, assieme a Grecia, Portogallo e Ungheria, Monti ha completato la sua squadra di governo. Trentuno i neoesponenti dell’Esecutivo che hanno giurato in mattinata. Di squadra ‘snella e forte’, che si impegnerà perché l’Italia esca da una situazione ‘molto difficile’ parla Monti che sarà nel pomeriggio a Bruxelles alle riunioni di Eurogruppo e Ecofin per illustrare le linee della ‘complessa’ manovra anticrisi che sarà presentata ‘nei prossimi giorni’ e che dovrebbe valere, a seconda delle fonti, fra gli 11 e i 20 miliardi di euro.

Fra le nomine ci sono un nuovo ministro (Filippo Patroni Griffi, già collaboratore di Prodi e Brunetta, alla Funzione pubblica e Semplificazione), 3 viceministri  e 25 sottosegretari. Il Pdl protesta per il ‘politico’ Giampaolo D’Andrea (ex deputato Pd, ma non ricandidato alle ultime elezioni), ora sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, mentre Gianluca Magri, legato all’Udc, va alla Difesa. In generale però la cifra che emerge dal sottobosco di governo ricalca le prime scelte di Monti: al potere vanno direttamente i cosiddetti tecnici, coloro che – in questi anni – hanno di fatto già retto le redini dei governi cercando di applicare le ricette liberiste contrastate da milioni fra lavoratori, studenti, pensionati, precari. Visti gli scarsi risultati dei politici, ora i poteri forti hanno deciso di fare da sé.
Alcuni nomi qui e là: il procuratore del tribunale di Roma Giovanni Ferrara, chiamato “porto delle nebbie” per la sua pervicacia nell’insabbiare inchieste scottanti, all’Interno; alla giustizia Salvatore Mazzamuto, già consigliere di Alfano; all’editoria l’attuale numero uno della Fieg, la Confindustria del settore: alle infrastrutture Mario Ciaccia, già a capo del braccio di Intesa San Paolo incaricato di finanziare le cosiddette grandi opere. E ancora: alla Difesa Filippo Milone, il nuclearista Tullio Fanetti all’Ambiente, all’Economia Vittorio Grilli, già direttore del Tesoro nell’ultimo governo e sponsorizzato fino all’ultimo da Bossi e Tremonti come nuovo numero uno di Bankitalia.
Al Lavoro invece arriva Micael Martone, neoviceministro. 37Enne giuslavorista nato a Nizza, è figlio di Antonio Martone, magistrato coinvolto nell’inchiesta P3. Collaboratore del Sole 24 Ore e volto noto di programmi come Ballarò, Martone si è più volte scagliato contro le proteste di piazza di queste prime settimane di governo Monti. Studenti, precari e sindacati di base sono, per Martone, solo dei “professionisti della contestazione”. Il neoviceministro si è poi detto a favore dell’articolo 8, quello che di fatto aggira l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori riconoscendo l’efficacia erga omnes dei contratti aziendali, non solo di quelli futuri ma anche delle intese firmate prima dell’accordo interconfederale del 28 giugno, se approvate con votazione a maggioranza dei lavoratori. Ascolta il commento di Salvatore Cannavò, portavoce di Sinistra Critica e firma del Manifesto, Fatto Quotidiano e Megafonoquotidiano.it

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