Notizia scritta il 14/02/12 alle 11:22. Ultimo aggiornamento: 16/02/12 alle: 13:36
PIAZZA LOGGIA: AL VIA IL DECIMO PROCESSO PER LA STRAGE, VENERDI’ LA DECISIONE SULLA RINNOVAZIONE DEL DIBATTIMENTO
Rinvata a venerdi la decisione sulla riapertura parziale o meno del dibattimento nel processo sulla strage fascista di Stato e della Nato di piazza della Loggia a Brescia. Il decimo processo al riguardo si è aperto ieri a Brescia, e l’accusa ha chiesto la riapertura a seguito degli ulteriori riscontri e conferme arrivate negli ultimi mesi su alcuni aspetti centrali della strage, in particolare sul passaggio di mano della bomba, sulle riunioni preparatori dell’attentato e sui depistaggi messi in campo scientemente dagli apparati dello Stato che ignorano le veline fornite dagli stessi agenti dei Servizi, organici ai neofascisti autori del massacro costato la vita a otto persone. Oltre 100 invece i feriti.
L’intervista con l’avvocato Silvia Guarneri, legale di parte civile.
Le valutazioni dell’avvocato Andrea Vigani, legale di parte civile.
Trentott’anni di ingiustizia e coperture di Stato. Un decimo processo, iniziato il 14 febbraio 2012, per cercare di fissare anche dal punto di vista giudiziario la verità storica sulla strage fascista, di Stato e della Nato del 28 maggio 1974 in piazza della Loggia a Brescia (8morti e oltre 100 feriti).
Ha preso il via questa mattina al Palagiustizia di via Lattanzio Gambara a Brescia il processo in Corte d’assise d’appello.
In apertura di udienza il giudice a latere Massimo Vacchiano ha letto una lunga relazione che ha riassunto i punti salienti della vicenda storica e giudiziaria degli ultimi 38 anni.
Al centro del nuovo processo, che segue quello chiuso il 16 novembre 2010 con l’assoluzione con formula dubitativa del generale dei Carabinieri Francesco Delfino, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Delfo Zorzi e Pino Rauti, tre fatti ritenuti rilevanti dal pm Roberto de Martino e dal sostituto procuratore Francesco Piantoni:
. la confessione dell’ex agente Cia e neofascista Carlo Digilio;
. la credibilità della testimonianza di Fulvio Felli, agente manipolatore del Sid “affibbiato” a Digilio che ha retrodatato le veline della cosiddetta fonte “Tritone” a ridosso della strage;
. il racconto del collaboratore Giampaolo Stamiglio, che avrebbe fatto il nome di un neofascista veronese allora 17enne, operativo nella strage.
La Corte dovrà inoltre decidere sulla richiesta di rinnovazione parziale dell’istruttoria dibattimentale depositata dall’accusa: un passaggio fondamentale per riportare sul tappeto tutte le storture e i depistaggi di Stato che hanno occultato la verità giudiziaria in questi (quasi) quarant’anni.
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