Notizia scritta il 15/06/12 alle 18:06. Ultimo aggiornamento: 15/06/12 alle: 18:07
ECONOMIA: VIA LIBERA AL DECRETO “SVILUPPO”. MA PER CHI? E CHI PAGA?
Via libera del Consiglio dei Ministri al cosiddetto decreto sviluppo, già presentato alcune settimane fa dal ministro Passera ma poi bloccato perchè non c’era la copertura finanziaria adeguata. Lo stesso ministro, presentandosi oggi davanti ai giornalisti, ha ufficializzato quello che era nell’aria da tempo: gli aiuti vanno a senso unico, quello delle imprese. Passera ha infatti dichiarato che con il decreto “sono state sbloccate” le “43 leggi di incentivazione” alle imprese oggi esistenti, e viene costituito un “Fondo per la crescita sostenibile” delle stesse aziende con un budget di 2 miliardi. Il decreto sviluppo, tra risorse e investimenti, mobilitera’ fino a 80 miliardi. Si tratta però di soldi tutti teorici: “almeno 40-45 miliardi – ha detto ancora Passera – arriveranno dai cosiddetti project bond”, fondi alle imprese per realizzare grandi e piccole opere, spesso inutili, come il Tav.
A beneficiare del decreto sarà poi l’industria dell’edilizia. Portate infatti tutte al 50% le detrazioni fiscali per i lavori di ristrutturazione edilizia e gli interventi di riqualifiazione energetica, che però in precedenza erano al 55%. Esclusione poi dell’Imu, per non più di 3 anni, dall’ultimazione dei lavori, degli immobili delle imprese. Qualche briciola, qui e là, servirà anche per il fondo per la distribuzione di alimenti agli indigenti, cui fondi dovrebbero arrivare da ulteriori riduzioni di spesa e da sanzioni per chi viola le regole per i prodotti Dop o Igp.
“Lo Stato deve pesare meno”: questo invece l’unico commento del premier Monti. Parole che seguono il taglio di alcune centinaia di società e agenzie pubbliche, con relative conseguenze sul personale, insieme alla riduzione delle direzioni e dei dipartimenti dei ministeri accompagnata da un forte ridimensionamento delle strutture locali a partire dalle province che dovrebbero essere abolite gradualmente. Infine, il capitolo dismissioni: passano, entro 4 mesi, alla Cassa Depositi e prestiti le quote statali di Fintecna (società al 100% del ministero dell’Economia che possiede a sua volta importanti pezzi di sistema industriale e dei servizi, da Fincantieri a Tirrenia), Sace (che assicura le imprese italiane all’estero) e Simest, incaricata di promuovere fuori dai confini italiani le aziende del Paese. Con questa mossa il Governo punta ad incassare 10 miliardi di euro, che finiranno tutte nel buco nero del ripianamento del debito. Prevista, denuncia Angelo Bonelli dei Verdi, una norma che “riapre il far west delle trivellazioni nei mari italiani”










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