Notizia scritta il 16/06/12 alle 08:33. Ultimo aggiornamento: 18/06/12 alle: 06:38
GRECIA: DOMENICA AL VOTO TRA PRESSIONI E MINACCE SENZA PRECEDENTI
Le gambe tremano sempre più agli autocrati Europei. Gli sguardi delle cancellerie, e degli speculatori, del Vecchio Continente sono tutti rivolti alle elezioni politiche in Grecia, appuntamento che si terrà questo fine settimana e che sarà determinante per le sorti dell’euro e dell’ Unione Europea stessa. Il ritorno alle urne dei greci due mesi dopo la precedente consultazione, conclusasi senza elezione di un governo, è segnato continuamente da pressioni, minacce internazionali e continue denigrazioni nei confronti della coalizione delle sinistre radicali Siryza, data testa a testa rispetto ai conservatori di Nea Dimocratia.
A mettere nero su bianco, se mai ce ne fosse bisogno, da quale parte tiri il vento dei potenti è arrivata ieri la diffusione di un sondaggio – ormai vietati da due settimane - che guardacaso vedrebbe in vantaggio il partito conservatore favorevole al memorandum, Nea Dimocratia. I dati diffusi ad Atene la scorsa notte, che hanno fatto tra l’altro volare la Borsa ateniese di ben oltre 10 punti percentuali, secondo fonti greche riportate dall’ agenzia Ansa sarebbero stati fatti appositamente filtrare all’esterno da responsabili di Nea Dimocratia con l’intento chiaro di influenzare il voto di domenica e depotenziare il consenso per Siryza, che nel suo programma chiede invece esplicitamente di rivedere le imposizioni della troika che hanno messo in ginocchio il paese.
Oggi, questa manovra è diventata ancora più plateale. Basta leggere l’edizione tedesca del Financial Times, organo semiufficiale della comunità finanziaria internazionale, che in un articolo si rivolge così al popolo greco: “Dovete resistere alla demagogia di Syriza e del suo leader, Alexis Tpiras. La migliore scelta per il vostro futuro è un governo di coalizione guidato dai conservatori e con Antonis Samaras (leader di Nea Dimocratia) come premier”.
Le pressioni e le minacce europee non riguardano solo la Grecia. Sentire, per credere, le parole odierne del commissario Ue Olli Rehn, secondo cui “L’approvazione della riforma del lavoro in Italia ‘e’ questione di grande urgenza, non bisogna annacquare le ambizioni del testo” che, ricordiamo noi, prevede la manomissione dell’articolo 18 e lo smantellamento di un’altra lunga serie di diritti conquistati – e non regalati – dai lavoratori e lavoratrici italiani in decenni di lotte.
Sempre sul fronte europeo è tornata a farsi sentire la Merkel. La cancelliera tedesca , deplorando la mancanza di fiducia tra gli attori dell’eurozona, ha affermato che le responsabilità non possono essere condivise finché i controlli restano a livello nazionale. E ha insistito perché in Europa vi sia un organismo di sorveglianza sulle banche ‘indipendente’. E sugli eurobond: ‘comporterebbero l’occultamento del problema del debito e il livellamento dei tassi di interesse, oltre a portare Europa e soprattutto la Germania sulla strada della mediocrita”.
Ascolta il commento di Iorgos Mitraglias, giornalista e membro del Comitato contro il debito greco.
Tag:elezioni, euro, europa, financial times, governo, grecia, siryza










01:52

