Notizia scritta il 18/06/12 alle 04:45. Ultimo aggiornamento: 18/06/12 alle: 12:04
BASIANO: MILLE PERSONE IN CORTEO A MILANO SABATO 16. VENERDI 22 SCIOPERO GENERALE
Dopo la manifestazione di sabato 16 la battaglia continua nei prossimi giorni su diversi terreni:
Legale: Prosecuzione dell’iniziativa sul terreno penale (esposto al tribunale del riesame per cancellare le misure restrittive e denuncia contro le forze dell’ordine) e per avviare la vertenza contro i licenziamenti in Alma e i 15 provvedimenti di sospensione in Bergamasca per chi ha scioperato lunedì.
Politico: Giovedì 21 giugno alle 21, presso il CSA Vittoria, proiezione dei filmati girati in occasione degli scontri davanti ai cancelli con, a seguire, assemblea di valutazione della vertenze in corso sul territorio (Gigante/Esselunga), in preparazione della manifestazione prevista durante la giornata di sciopero generale del 22.
Sindacale: In settimana si definirà un piano di iniziative di lotta contro le cooperative coinvolte nell’appalto (Alma e Bergamasca) e per fare pressione sul committente “Gigante”.
Aggiornamento di sabato 16 alle 16.30 : circa un migliaio di persone sono presenti in Piazza Loreto per partecipare al corteo. Presenti delegazioni di lavoratori delle fabbriche dell’interland milanese. In settimana tutti i 20 arrestati sono stati rilasciati ma sottoposti a diversi tipi di misure cautelari.Due arresti domiciliari, 14 obblighi di dimora e 4 obblighi di firma.
Sentiamo Elio Lupoli del Cs Vittoria
Manifestazione sabato 16 a Milano e spezzone all’interno dello sciopero generale di venerdi 22 convocato dal Sindacalismo di Base: queste le decisioni prese dall’assemblea che si è svolta mercoledi 15 a Milano per decidere iniziative di lotta dopo i fatti di Basiano di lunedi 11. Le strutture di Movimento che hanno indetto il corteo attraverseranno prima Viale Padova con volantinaggio massiccio alle comunita’ degli immigrati per spiegare quello che è accaduto, prima di raggiungere il concentramento di Piazza Loreto alle 16.00.
Sentiamo il resoconto di Elio Lupoli del CS Vittoria di Milano
All’esterno del carcere di Monza è intanto in corso un presidio di solidarieta’ con i 19 compagni arrestati dopo gli scontri di lunedi 11 durante il picchetto a Basiano. Oggi e domani si svolgono le convalide di arresto da parte del GIP. Circa 90 le persone presenti, tra amici e familiari.
Il collegamento con Fabio Zerbini del Si Cobas
Le considerazioni di Luciano Mulhbauer portavoce cittadino del PRC
Da Padova Gianni Boetto dell’ASL Cobas
Leggi l’appello di convocazione della manifestazione di sabato 16
NO AI LICENZIAMENTI! BASTA SFRUTTAMENTO E CAPORALATO!
UNITI CONTRO LA REPRESSIONE DELLO STATO E DEI PADRONI
LA LOTTA DEGLI OPERAI DI BASIANO E’ LA NOSTRA LOTTA
Le immagini delle cariche e della mattanza davanti ai magazzini del “Gigante” di Basiano, da parte dei carabinieri di Monza, hanno fatto il giro di tutta Italia. E con esse sono emerse tutte le ragioni degli operai e della loro resistenza.
L’accanimento contro gli operai prima licenziati, poi pestati e infine arrestati in ospedali mostra il vero volto della “crisi”: una guerra aperta ai lavoratori (ben simboleggiato dall’attacco all’art.18, e quindi a ogni garanzia sui posti di lavoro), per far strada ad una nuova forma di schiavitù necessaria a salvaguardare i profitti.
Di fronte a tutto questo noi rivendichiamo con forza la strada dell’autodifesa, del rifiuto di qualsiasi logica di competizione fra lavoratori per praticare, invece, la strada della lotta e dell’unità che cresce dal basso.
Opponiamoci ai licenziamenti di massa, respingiamo la repressione dello stato, sosteniamo senza condizioni la lotta degli operai di Basiano e di tutti gli operai immigrati delle cooperative, nella prospettiva di un’unità più ampia contro i piani padronali e governativi.
Su questi obiettivi chiamiamo urgentemente ad una mobilitazione generale
Sabato 16 giugno manifestazione con corteo
concentramento a Milano, alle ore 16, in piazza Loreto
Prime adesioni: SI. Cobas (Milano-Piacenza-Parma-Bologna-Torino); CSA Vittoria; Presidio permanente Esselunga Pioltello, coll. La Sciloria, C.UB., U.S.I, US.B. Comitato No-debito, SLAI per il Sindacato di Classe, Resistenze metropolitane, Spazio popolare “LA forgia-Crema, Sin.Base Genova, ADL (Padova-Verona-Vicenza)
Il comunicato del Centro Sociale Vittoria di Milano
BASIANO : il vero volto della democrazia borghese
La cronaca
La cronaca dei fatti è ormai nota a tutti e tutte.
Il 14 maggio i lavoratori della Bergamasca (una delle 2 cooperative in appalto al magazzino logistico del Gigante di Basiano) organizzati nel SiCobas, lanciano uno sciopero per le pessime condizioni salariali e di lavoro, a cui partecipano i compagni e le compagne del coordinamento di solidarietà alle lotte delle cooperative come ulteriore tassello di un percorso che prova a costruire conflitto a partire dalle contraddizioni primarie e dalla centralità strategica dei bisogni reali.
La scelta di questo sciopero matura quasi sommessamente ma si dimostra vincente nel momento in cui davanti ai cancelli, nella lotta, incontra la solidarietà immediata degli operai dell’altra cooperativa Alma che godono di un trattamento economico migliore.
Il padrone si incontra con i lavoratori di entrambe le cooperative che provano ad imporre la condizione primaria dell’ identità e della solidarietà di classe che è l’ugualitarismo, ossia che ogni lavoratore a identica mansione deve percepire identico salario.
Venerdi 8 giugno i lavoratori della cooperativa Alma ricevono la lettera che annuncia la chiusura dell’appalto della cooperativa Alma senza nessun’altra comunicazione di merito.
La rabbia di tutti i lavoratori è immediata e spontaneamente avviene il blocco della movimentazione delle merci.
I carabinieri solertemente intervengono per imporre il “rispetto della legalità” (dei padroni) mandando 5 lavoratori a farsi medicare nei diversi Pronto Soccorso e soprattutto ferendo un lavoratore che, strattonato da un carabiniere contro le zanche di un muletto, riporta una pericolosa contusione al fegato.
Il senso di responsabilità dei lavoratori, per non dare pretesti di licenziamento al padrone, li fa decidere di uscire dalla fabbrica tramutando l’occupazione in picchetto permanente fuori dai cancelli.
Domenica 10 giugno si tiene un’assemblea nel pomeriggio per mettere a punto in maniera condivisa ed orizzontale le successive scelte di lotta e di eventuale resistenza.
Lunedi 11 giugno dalle 3 di mattina incominciano ad affluire i compagni e le compagne del coordinamento di solidarietà alle lotte dei lavoratori delle cooperative e il numero si fa consistente.
Il dato chiaro che rappresenta il nostro punto di forza è che su circa 140 lavoratori almeno 110 sono per la lotta, una parte è indecisa per paura, gli altri sono iper ricattati e guarda caso sono proprio quelli che arrivano a percepire fino a 3 euro all’ora di lavoro.
Subito dopo l’alba arrivano carabinieri e digos con l’invito di sgomberare i cancelli a cui segue un deciso diniego motivato dei lavoratori.
Il numero ridotto delle “forze dell’ordine per il ripristino della legalità” li riporta a più miti consigli e subito dopo arriva (come in un film già visto davanti all’Esselunga di Pioltello) un pullman pieno di crumiri.
Un pullman stracolmo di esseri umani, stipati come bestie, utilizzati in contrapposizione ai lavoratori in sciopero.
Da qui in poi il racconto veloce è quello di una carica criminale e violenta contro i lavoratori, di pestaggi squadristici, di calci a terra e manganelli che mandano in coma un lavoratore, di candelotti tirati ad altezza d’uomo usati come proiettili e il risultato è di numerosi feriti, gambe fratturate, arresti in ospedale, una scena in poche parole di legalità borghese.
Alcune riflessioni
In sintesi il ragionamento che proponiamo è questo:
- la fase di crisi strutturale del sistema economico capitalista acuisce ogni forma di contraddizioni e influisce sulla gestione o meglio sull’imposizione dell’ordine pubblico e della legalità borghese in senso sempre più autoritario.
- il governo tecnico Monti/Napolitano emanazione diretta degli interessi del capitale produttivo/finanziario ha scelto la strada dell’austerità della compressione dei diritti e del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per milioni di lavoratori per provare a resistere ai rischi del collasso.
- senza alcuna presuntuosità crediamo di leggere, in quell’aggressività cosi esplicita, anche un messaggio alle lotte dei lavoratori delle cooperative e alle strutture politiche al suo interno.
Un messaggio chiaro ed esplicito, un “ora basta” dei padroni che vogliono far cosi vedere chi comanda, da che parte stia il potere e che strumenti può utilizzare per risolvere una vertenza su questioni di “normale sfruttamento”.
Una situazione non nuova dove il padrone vuole imporre potere e comando travalicando i livelli di una normale vertenza economica o di difesa dei livelli occupazionali.
Le cariche, i feriti e gli arresti di Basiano sono quindi solo un piccolo ma enormemente grave prodotto di queste scelte antipopolari.
La fotografia sovrapponibile all’infinito di una condizione lavorativa valida per il lavoro subordinato nelle cooperative di logistica e movimentazione merci.
Un caso però emblematico per la sua gravità che una volta di più ci deve fare riflettere sul come serva poco vincere una battaglia se non si costruiscono le condizioni per poter vincere la guerra su un piano più generale.
E questo implica la capacità di modificare i rapporti di forza, di spostare la paura nel campo del nemico, di essere in grado di costruire e far sedimentare concretezza e coscienza di classe nella pratica del conflitto per poter immaginare un superamento del sistema di sfruttamento capitalista nel suo complesso.
D’altronde già mesi fa, nel pieno dello scontro con l’ Esselunga, scrivevamo che il piano Marchionne è assolutamente sovrapponibile al metodo Caprotti (padre-padrone Esselunga).
Sfruttamento, annullamento di ogni diritto e dignità in cambio di una salario proporzionale alla propria disposizione all’autosfruttamento.
Esproprio di diritti, precarietà permanente, caporalato e nuove forme di schiavitù, ricatto perenne legato al permesso di soggiorno.
Le lotte all’interno delle cooperative, nel quale le contraddizioni sono sempre più esplosive, ci stanno anche dimostrando, con tutti i loro limiti, di essere anche tra i punti più significativi della lotta degli immigrati contro il razzismo, perché staccata da logiche pietistiche, fuori da ogni contesto di pura solidarietà umanitaria, perché calate all’interno di quel conflitto primario che muove le contraddizioni che è lo scontro capitale/lavoro, che è lo scontro di classe su un terreno di incompatibilità politica e economica.
Dobbiamo però essere in grado di far viaggiare in parallelo il livello dello scontro con il padrone – come obiettiva controparte dal punto di vista sindacale utilizzando tutte le forme tattiche vertenziali che questo comporta – con la capacità di far sedimentare la consapevolezza della solidarietà, dell’ identità, dell’ univocità di condizioni e di interessi, all’interno di questo settore di proletariato con ogni altra espressione della classe.
Solidarietà con i lavoratori di Basiano
La rabbia che tutti e tutte stiamo provando per quello che è accaduto, per le immagini di un assassino in divisa che infierisce sul corpo di un lavoratore già privo di sensi, va però trasformata in coscienza e superamento dei propri limiti.
Quello che chiediamo a noi stessi e a tutti i compagni e le compagne che ci leggeranno è di organizzare e di dare struttura politica alla propria rabbia.
La solidarietà può rimanere solo una parola se non viene coniugata con la capacità di sostenere questi lavoratori nella loro lotta, di far parte di un percorso che possa dare prospettive a questa come a tutte le altre lotte che si dovranno affrontare.
Coniugare rigore interpretativo con la capacità di confronto e di allargamento del consenso in termini più ampi e di massa ai diversi momenti e livelli dello scontro con il padrone, sono elementi che non possiamo separare se vogliamo che la solidarietà di classe esca dalla difensiva e riesca ad essere un valore reale e di prospettiva.
Quello che chiediamo a tutti i compagni e le compagne è di affrontare e ragionare su quello che è successo a Basiano per uscire dal particolarismo delle lotte perché non diventi corporativismo, dall’aziendalismo basato sulla convinzione di essere l’ombelico del mondo, dalla autoreferenzialità di bandierina, dal proprio “ghetto sociale”, da una logica di pura auto-sopravvivenza aspettando che le cose possano così cambiare. Da una genericità d’interpretazioni che portano ad intervenire sempre e solo sugli aspetti sovrastrutturali dello scontro con il capitale, perché permettono di incontrare e raccogliere un più facile consenso proprio in quanto generiche, ma che tengono ancorate risorse umane, politiche e prospettive ad un terreno di oggettiva compatibilità e concertazione, mentre oggi serve un’assunzione di responsabilità collettiva, un movimento forte che da un punto di vista di classe si schieri per sostenere le lotte e per incidere concretamente nel reale.
Questo per noi vuol dire coniugare la solidarietà in senso anticapitalista.
Per questo chiediamo a tutti e tutte di partecipare alla mobilitazione di sabato 16 a fianco e in solidarietà con i lavoratori aggrediti feriti e arrestati di Basiano, perché non sia un corteo rituale contro la repressione che si piange su se stesso o solo in grado di manifestare rabbia, ma qualcosa che incominci a praticare nei fatti la solidarietà di classe provando anche a immaginare collettivamente una trasformazione radicale dell’esistente.
Comunicato ADL Cobas
I fatti successi davanti ai cancelli dei magazzini Gigante sono di una gravità inaudita e si vanno a sommare agli innumerevoli episodi che succedono nel mondo delle cooperative che operano all’interno del settore della logistica. Si tratta di un vero e proprio mondo a parte dove i diritti vengono calpestati tutti i giorni e dove le forme del rapporto assomigliano spesso alle modalità dello schiavismo. E’ infatti innegabile che quello che è avvenuto a Basiano è frutto di una legislazione sugli appalti e sulle cooperative di facchinaggio che garantiscono il massimo della flessibilità della forza lavoro ed il minimo dei diritti. Quello che è avvenuto non sarebbe successo, se solo esistesse una clausola nel CCNL, così come esiste in quello del Multiservizi-Pulizie che prevede l’obbligo per la ditta subentrante ad assumere tutto il personale presente in quel determinato cantiere. E invece, i cambi di cooperativa sono diventati la modalità più efficace per i committenti e per le varie mafie che gestiscono gli appalti nella logistica – consorzi e cooperative – , da un lato per abbattere i costi del lavoro, mettendo in liquidazione le società, intestate a dei prestanome, e omettendo di pagare TFR, ferie, contributi e quant’altro; dall’altro riselezionando il personale e, quindi, lasciando a casa le persone scomode. Abbiamo a che fare con vere e proprie associazioni a delinquere, finalizzate a truffare i lavoratori e lo Stato, il tutto fuori da ogni controllo e legittimato da una normativa che, nonostante quello che sta succedendo, non viene messa in discussione da nessuno. A Basiano ci ha pensato la Polizia ad intervenire per garantire il “diritto” di questa forma moderna di criminalità organizzata di attuare , in combutta con la grande distribuzione, un cambio di appalto che escludeva dal nuovo appalto molti dei lavoratori, imponendo condizioni contrattuali e retributive peggiorative rispetto a quanto in essere con la precedente cooperativa.
A Verona e a Padova, a fronte di un cambio di appalto e della rivendicazione di un gruppo di lavoratori che operavano nei magazzini MTN per conto di una cooperativa, di vedersi riconosciuti, i livelli esistenti, l’anzianità e il TFR, la cooperativa gestita sicuramente da elementi legati alla mafia, hanno messo in atto una vera e propria azione squadristica per “dissuadere” questi lavoratori dall’intraprendere una azione sindacale, affiancata dalla scelta di MTN di chiudere letteralmente il magazzino di Verona, lasciando a casa venti lavoratori.
Due episodi distinti che fanno parte della stessa strategia, ma che stanno trovando, ormai in tutto il nord Italia, dal Friuli, al Veneto, alla Lombardia, all’Emilia Romagna, una sempre più forte determinazione tra i lavoratori, per lo più stranieri, a ribellarsi e a lottare per conquistare con la lotta nuovi diritti.
E’ su questo terreno che, in tutte queste regioni vi sono esperienze di lotta vincenti che hanno fatto piegare anche colossi del calibro di TNT, Ceva, Bartolini, EsseLunga, Artoni, Mtn, ALI’, Despar e molti altri.
Una esperienza sicuramente molto importante che segna l’avvio di un nuovo percorso, è la costituzione del Coordinamento di lotta dei delegati dei magazzini GLS di Padova, Verona, Piacenza e Bologna, che fanno riferimento a Si Cobas e a ADL Cobas, che ha portato ad alcune significative vittorie.
E’ in linea con quanto sta già avvenendo che come ADL Cobas abbiamo indetto una assemblea a carattere regionale presso lo Sherwood Festival l’8 luglio, con partecipazione di delegazioni anche da altre regioni, per arrivare a definire una piattaforma nazionale comune che abbia come punti salienti, oltre che, in prospettiva, la cancellazione della figura del socio lavoratore, l’applicazione ovunque del CCNL Trasporto Merci Logistica, anche l’obbligo di assunzione di tutti i lavoratori in caso di cambio di appalto per l’azienda subentrante e l’integrazione per malattia e infortunio, che attualmente, solo in rari casi viene applicata per i soci lavoratori.
Come ADL-Cobas vogliamo, ovviamente, esprimere la nostra solidarietà a questi lavoratori e saremo al loro fianco , alla loro giusta lotta, e alle indicazioni di mobilitazione che proporranno.
ADL COBAS
Comunicato di solidarietà con i lavoratori di Basiano
La rete di lavoratori, produttori e consumatori, italiani e stranieri, esprime la sua totale solidarietà ai lavoratori di Basiano che lottano ogni giorno contro condizioni di lavoro e di vita che li vogliono sfruttati e silenziosi e che negli ultimi giorni hanno resistito alle violente cariche di polizia e carabinieri.
Da quattro anni, nelle cooperative della grande distribuzione del Nord Italia, centinaia di lavoratori, principalmente immigrati, hanno alzato la testa e si sono organizzati, con il sostegno di alcuni sindacati di base, per dire basta allo sfruttamento imposto dal capitale privato ed al precariato di Stato a cui sono costretti tramite la complessa catena di esternalizzazioni ed appalto di servizi.
La lotta di questi lavoratori è emblematica e rappresentativa dei costanti attacchi a cui sono sottoposti i lavoratori, immigrati e non; gli stessi attacchi che da diversi anni, come rete nazionale, denunciamo dalle campagne di tutta Italia, come braccianti, contadini, militanti, a partire dalla oramai nota rivolta di Rosarno.
Questi lavoratori soffrono per le sistematiche violazioni dei propri diritti e si ritrovano ad essere parte della stessa filiera, che comincia appunto nelle campagne con la produzione e la raccolta, attraversa l’intero Paese, e non solo, a bordo di camion e treni, e termina sugli scaffali dei grandi centri commerciali, grazie a lavoro di facchini e magazzinieri, stritolati negli ingranaggi di quella macchina di sfruttamento denominata Grande Distribuzione Organizzata.
Una filiera questa, lunga e piramidale, dove naturalmente si insediano precariato, sfruttamento e caporalato, e dove la contrazione dei costi di produzione si pratica solo ai danni della forza lavoro. Meccanismo questo che è stato possibile attivare grazie ad una “regolamentazione selvaggia” dei rapporti di lavoro, iniziata diversi anni fa in questo paese e che con l’attuale crisi economico-finanziaria ha trovato maggiore spazio e giustificazione, anche per mezzo di sedicenti cooperative che tanto nelle campagne quanto nelle metropoli altro non rappresentano che una forma legalizzata di caporalato.
Siamo dunque convinti che la ricomposizione, l’organizzazione e l’unità dei lavoratori tutti, italiani e stranieri, impiegati (e sfruttati) nelle campagne, così come nelle centinaia di cooperative – che oramai gestiscono ogni servizio in questo paese – è ora più che mai necessaria, per lottare insieme, contro il precariato, lo sfruttamento, i manganelli e gli arresti.
M.A.I.S. – Movimento per l’Autosviluppo l’Interscambio e la Solidarietà; B.S.A. – Brigate di Solidarietà Attiva; O.M.B.- Osservatorio Migranti Basilicata; c.s.o.a. eXSnia; Osservatorio Antirazzista Territoriale -Tor Pignattara; EQUOSUD–auto produzioni equo e solidali; AFRICALABRIA- donne e uomini senza frontiere, per la fraternità; c.s.o.a Angelina Cartella- Reggio Calabria.
Tag:ADL Cobas, Basiano, Si Cobas










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