Notizia scritta il 28/08/12 alle 16:55. Ultimo aggiornamento: 29/08/12 alle: 18:05
SARDEGNA: SECONDO GIORNO DI PROTESTA DEI MINATORI, A CAGLIARI OPERAI DELL’ALCOA IN PIAZZA
E’ una estate incandescente quella che si appresta a terminare in Sardegna. In una terra già duramente colpita e provata sul fronte occupazionale prosegue anche in questi giorni la lotta dei lavoratori dell’Alcoa, questa settimana si preannuncia infatti decisiva per la loro occupazione: venerdì 31 agosto è il termine ultimo per la manifestazione di interesse di acquisto dell’azienda, nella stessa giornata è stato fissato un incontro al ministero dello sviluppo economico con la Glencore, multinazionale già proprietaria della Portovesme srl. Da quell’incontro dipenderà il futuro dell’Alcoa.
Nel pomeriggio un centinaio di lavoratori dell’Alcoa di Portovesme hanno presidiando il palazzo del Consiglio regionale, a Cagliari, dove si è tenuto un dibattito sulla loro vertenza. Gli operai, con striscioni, bandiere, fischietti e petardi hanno occupato il tratto di via Roma antistante la sede dell’Assemblea facendo deviare il traffico, mentre un gruppo di lavoratori è riuscito ad aprirsi un varco all’altezza di una scala esterna del palazzo, occupando momentaneamente le rampe di accesso, a cui sono seguiti alcuni momenti di tensione con la polizia. Con loro anche un gruppo di lavoratori delle altre aziende in crisi del Sulcis, tra cui quelli dell’Eurallumina.
Una protesta che è arrivata anche davanti alla sede regionale di Enel. Gli operai dello stabilimento sulcitano puntano criticano infatti l’azienda per gli alti costi dell’energia, uno dei principali motivi che ha spinto la multinazionale americana a disimpegnarsi dal polo industriale di Portovesme. Più volte i sindacati hanno chiesto a governo, Enel e azienda di arrivare a definire un accordo bilaterale per calmierare i prezzi dell’elettricità in un’area dove insistono le più grandi aziende energivore della Sardegna.
Ma in Sardegna in questi giorni continuano a lottare anche i minatori della Carbosulcis, al loro secondo giorno di occupazione e di protesta a 370 metri di profondità Il primo gruppo, circa 40 operai era sceso domenica sera e a loro, ieri, se ne sono aggiunti altri 80 che assicurano «Non abbandoneranno la miniera fino a che non avremo risposte certe per il futuro».
Al centro della protesta vi è il progetto di rilancio della miniera stessa, con la produzione di energia pulita dal carbone attraverso lo stoccaggio di CO2 nel sottosuolo. Un progetto di riconversione da circa 200 milioni di euro da realizzare in collaborazione con l’Enel che sarebbe dovuto partire a dicembre dello scorso anno – spiega Sandro Mereu della Rsu che poi aggiunge “La Regione lo aveva presentato alla Commissione Ue che, però, ha chiesto nuova documentazione. Nel frattempo siamo venuti a sapere che il governo non vuole prendere in considerazione l’idea di una centrale nel Sulcis per privilegiare quella dell’Enel di Porto Tolle. Per questo chiediamo risposte chiare».










02:17

